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Prié Blanc Print E-mail

 

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Sinonimi: Blanc de Morgex

Colore: vitigno a bacca bianca

Zone di Coltivazione:


La zona di coltivazione è compresa tra i comuni di Morgex e La Salle, sulla sinistra orografica della Dora Baltea a pochi chilometri da Courmayeur e dal Monte Binaco all’imbocco della stupenda e maestosa Valdigne.
Il Priè Blanc è coltivato su terrazzi e gradoni in piccoli vigneti, fino a raggiungere i 1200 m. di altitudine. Viene normalmente allevato su pergole molto basse, sorrette da pali in legno o in pietre monolitiche. Le condizioni di temperatura e di secchezza dell’aria rendono eccezionalmente poco temibili le malattie crittogamiche, con conseguente ridotto numero di trattamenti  rispetto ad altre aree vitivinicole. Anche la fillossera, il tremendo insetto che, proveniente dalle Americhe, ha distrutto sul finire del secolo scorso gran parte dei vigneti d’Europa, non ha potuto resistere all’altitudine. Il priè Blanc è uno dei pochi vitigni ancora oggi coltivato a piede franco. Siamo infatti nei vigneti più alti d’Europa.

Attitudini Enologiche

Preziosa prerogativa del Priè Blanc e quella di avere un ciclo vegetativo molto breve: inizia infatti il germogliamento più tardi e raggiunge la MATURAZIONE prima degli altri vitigni. Così, grazie al germogliamento tardivo, sfugge bene alle brinate e gelate che a Morgex possono facilmente sopraggiungere ancora nel mese di aprile e qualche volta a inizio maggio. Anche la maturazione è molto anticipata e la vendemmia può essere effettuata prima dell’arrivo delle prime nevi. Le uve mature del Prié Blanc danno origine ad un vino dal colore giallo paglierino appena accennato, con riflessi verdognoli; il profumo manifesta intense e gradevoli note di fruttato, il gusto è secco, fresco, a volte leggermente vivace.

Un pò di Storia ……….


Del Priè Blanc non si conosce con esattezza l’origine. Alcune fonti attribuiscono l’origine del vitigno all’epoca romana, altre lo vorrebbe invece importato in Valle d’Aosta verso il 1630 da coloni del Vallese o della Savoia chiamati per popolare l’alta valle desolata da una pestilenza e divenuti poi proprietari della metà della superficie loro inizialmente assegnata a titolo di mezzadria. Altri studiosi propendono piuttosto a considerare questo vitigno come AUTOCTONO della Valle d’Aosta e non è difficile immaginare che si tratti di vitigno indigeno, scelto cioè attraverso i secoli secondo una selezione attuata partendo o da eventuali modificazioni o da spontanee seminagioni.

 
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